del Torre & partners

Ciclo di Seminari a Torino: "Le controversie in materia condominiale"

L'Ordine degli ingegneri di Torino e la Fondazione dell'Ordine degli ingegneri della provincia di Torino organizzano un ciclo di seminari dal titolo "Le controversie in materia condominiale" che si terrà a Torino, nei giorni del 6-8 giugno 2017, presso il Palazzo di Giustizia, c.so Vittorio Emanuele II, 130.

L'avv. Carlo del Torre presenzierà, in funzione di moderatore, alla seduta del 06.06.2017.

Qui la locandina dell'evento.

Milano, 27-29 Maggio 2016 - XI Assemblea Nazionale degli Osservatori

Si terrà a Milano, tra il il 27 ed il 29 maggio 2016, la XI Assembrea Nazionale degli Ossevatori

L'incontro si propone di approfondire il tema della giustizia civile nello spazio europeo e di confrontarsi, tra operatori del diritto provenienti dall'intera area UE, sulle analogie e le differenze tra le diverse Corti degli stati membri.

In particolare, venerdì 27 maggio, dalle ore 14:00, presso l'aula magna Alessandrini del Palazzo di Giustizia, l'avv./RA. Ulrike Christine Walter porterà il suo contributo, in relazione all'Austria, sul tema del risarcimento del danno da morte e delle Alternative Dispute Resolutions in tema di danno, nell'ambito di una tavola rotonda, a cura dell'Osservatorio Milano, gruppo Europa, che coinvolgerà voci di dottrina, giurisprudenza ed avvocatura provenienti da Germania, Austria, Regno Unito, Francia  e Paesi Baltici.

E' stato invitato a partecipare il Ministro della Giustizia on. Andrea Orlando

La locandina dell'evento può essere visionata qui

Brevi cenni sulla nuova procedura di estinzione delle contravvenzioni in materia ambientale

La legge n. 68/2015, concernente "Disposizioni in materia di delitti contro l'ambiente" rappresenta il più rilevante intervento organico di riforma della normativa in tema di tutela penale dell'ambiente.

Tra le novità di rilievo, vi è l'introduzione della procedura di estinzione delle contravvenzioni ambientali che è una delle novità della riforma che desta notevole interesse, specie tra gli operatori economici, per il rilevante impatto pratico che comporterà la sua introduzione.

Di seguito, una breve panoramica dell'istituto.

L'art. 1, 9 comma della legge n.68/2015, ha introdotto nel T.U.A. (d.lgs n. 152/2006) la Parte Sesta-bis che, agli articoli 318bis e seguenti, prevede una particolare procedura di estinzione dei reati ambientali.

La procedura in vigore dal 29.05.2015, che mira ad evitare le conseguenze sanzionatorie penali accanto a quelle amministrative, ricalca quella prevista in materia di sicurezza su lavoro (d.lgs. 81/2008, art. 301) prevedendo un meccanismo estintivo della fattispecie penale a seguito della regolarizzazione della contravvenzione secondo le indicazioni tecniche degli organi accertatori e del pagamento di una sanzione ridotta.

In relazione ai requisiti oggettivi, in sintesi, la procedura estintiva si applica alle ipotesi contravvenzionali previste dal decreto legislativo n. 152/2006 e punite con la sola ammenda o con la pena alternativa dell'arresto o ammenda, che non abbiano cagionato un danno od un pericolo concreto ed attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette.

Ne deriva che nei casi in cui non sia possibile eliminare l'irregolarità per essersi già verificato il danno o il pericolo che la norma mira ad evitare, non sarà possibile ricorrere alla procedura estintiva.

La valutazione in ordine alla ammissibilità alla procedura estintiva è rimessa all'organo accertatore che è tenuto ad impartire una prescrizione asseverata da ente speciaslizzato nella materia trattata.

La nuova disciplina prevede, altresì, che il procedimento penale relativo alla contravvenzione resti sospeso dal momento dell'iscrizione e fino al momento in cui il Pubblico ministero riceve comunicazione dell'adempimento o del mancato adempimento delle prescrizioni impartite dall'organo accertatore.

 

Quanto alla procedura, il nuovo art. 318ter prevede che, allo scopo di eliminare la contravvenzione accertata, l'organo di vigilanza in materia ambientale, nell'esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria, ovvero la stessa polizia giudiziaria, impartisca al contravventore un'apposita prescrizione, fissando per la regolarizzazione un termine non superiore al periodo di tempo tecnicamente necessario che può essere prorogato, a richiesta del trasgressore, se vi siano specifiche e documentate circostanze tali da rallentare i tempi della regolarizzazione non acerivibili al trasgressore. L'organo accertatore, con la prescrizione impartita, potrà anche imporre delle specifiche misure di natura cautelare atte a far cessare situazioni di pericolo ovvero la prosecuzione di attività potenzialmente pericolose.

Seguirà la fase della verifica delle prescrizioni impartite che l'organo accertatore deve compiere entro sessanta giorni dalla scadenza del termine indicato per adempiere; ne deriva che se l'organo accertatore ne accerterà l'adempimento, ammetterà il contravventore a pagare in sede amministrativa, nel termine di trenta giorni, una somma pari ad un quarto del massimo dell'ammenda stabilita per la contravvenzione commessa. Entro centoventi giorni dalla scadenza del termine fissato nella prescrizione, l'organo accertatore comunicherà al Pubblico ministero l'adempimento della prescrizione, nonché l'eventuale pagamento della predetta somma che determina l'estinzione della contravvenzione e di conseguenza la richiesta di archiviazione del P.M..

Quando, invece, dai controlli dell'organo di vigilanza dovesse risultare l'inadempimento della prescrizione impartita, l'organo accertatore ne darà comunicazione al Pubblico ministero ed al contravventore entro novanta giorni dalla scadenza del termine fissato nella stessa prescrizione.

Se l'adempimento è successivo alla scadenza del termine ma comunque è tale da essere ritenuto congruo ovvero se l'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose della contravvenzione dovesse essere eseguita con modalità diverse da quelle indicate dall'organo di vigilanza, tali condotte vanno valutate ai fini dell'applicazione dell'articolo 162bis del codice penale (oblazione c.d. speciale) e, in tal caso, la somma da versare verrà ridotta alla metà del massimo dell'ammenda stabilita per la contravvenzione commessa.

Avv. Elisa Sottosanti

 

 

Diritto Penale: D.Lgs. 158/2015. Novità in materia penaltributaria

Il 22 ottobre 2015 entrerà in vigore il decreto legislativo n. 158 del 24.09.15 (pubblicato in G.u. Il 07.10.2015), sulla revisione del sistema sanzionatorio penale tributario, in attuazione dell'articolo 8, comma 1, della legge delega 11 marzo 2014, n. 23.

Una prima osservazione riguarda la eliminazione della norma che, nello schema di decreto (giugno 2015), prevedeva che "le disposizioni recate dal presente decreto si applicano a partire dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2017", limitandone la portata temporale.

La riforma si muove in due direzioni: da un lato opera la depenalizzazione delle violazioni ritenute di minor disvalore sociale che saranno sanzionate dal 20 ottobre prossimo solo in via amministrativa e dall'altro opera un inasprimento delle pene nel casi di maggior allarme e disvalore sociale, ampliando altresì l'ambito applicativo di talune condotte aventi rilievo penale.

In particolare, il decreto legislativo n. 158/2015 interviene sul decreto lgs. n. 74/2000 che disciplina i reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto.

Seguirà una breve analisi delle principali novità in relazione alla modifica del sistema penale tributario, contenuta nel Titolo I del decreto 74/2000:

  1. L'art. 2 del d.lgs. n. 74/2000, relativo al delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, vede soppressa la parola "annuali".

    Risulta quindi ampliato il novero delle dichiarazioni rilevanti ai fini della configurabilità del reato.

  2. Nell'art. 3 d.lgs. n. 74/2000, relativo alla dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, viene eliminato l'elemento della falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie; la condotta avente rilievo penale è, dal 22.10.15, il mero compimento di "operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente" (descritte alla lett. G-bis art.1) ovvero l'avvalersi di documenti falsi o di altri mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l'accertamento e ad indurre in errore l'amministrazione finanziaria". Se da un lato, viene ampliato l'ambito di applicazione della norma, dall'altro è innalzata da un milione di euro ad un milione e mezzo la soglia relativa all'ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all'imposizione, e viene introdotta una soglia, alternativa, rapportata all'ammontare complessivo dei crediti e delle ritenute fittizie;

    - è stato introdotto un nuovo 2° comma all'art. 3 con cui si precisa che "il fatto si considera commesso avvalendosi di documenti falsi quando tali documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie o sono detenuti a fini di prova nei confronti dell'amministrazione finanziaria"; - è inserito un nuovo 3° comma, secondo cui "non costituiscono mezzi fraudolenti la mera violazione degli obblighi di fatturazione e di annotazione degli elementi attivi nelle scritture contabili o la sola indicazione nelle fatture o nelle annotazioni di elementi inferiori a quelli reali".

  3. L'art. 4 d.lgs. n. 74/2000 sulla dichiarazione infedele la soglia di punibilità viene portata da € 50.000 ad € 150.000 e (da due) a tre milioni di euro il valore degli elementi attivi sottratti all'imposizione.

    Vengono, inoltre, inseriti un nuovo comma 1 bis secondo cui "non si tiene conto della non corretta classificazione, della valutazione di elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti, rispetto ai quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio ovvero in altra documentazione rilevante ai fini fiscali, della violazione dei criteri di determinazione dell'esercizio di competenza, della non inerenza, della non deducibilità di elementi passivi reali";

    - ed un nuovo comma 1-ter secondo cui, "fuori dei casi di cui al comma 1-bis, non danno luogo a fatti punibili le valutazioni che singolarmente considerate, differiscono in misura inferiore al 10% da quelle corrette. Degli importi compresi in tale percentuale non si tiene conto nella verifica del superamento delle soglie di punibilità previste dal comma 1, lett a) e b)".

  4. Modificato anche l'art. 5: viene, infatti, elevata da € 30.000 ad € 50.000 la soglia di punibilità per l'omessa dichiarazione dei redditi o ai fini IVA ma è aggravato il trattamento sanzionatorio, che diventa della reclusione da un anno e sei mesi a 4 anni; è inserito il comma 1-bis che punisce (con la reclusione da un anno e sei mesi a 4 anni) l'omessa dichiarazione di sostituto d'imposta quando l'ammontare delle ritenute non versate è superiore a € 50.000.

  5. art. 7 Rilevazioni nelle scritture contabili e nel bilancio che escludeva la punibilità in determinate ipotesi di cui agli artt. 3 e 4, è stato abrogato.

  6. Art. 10, la pena per l'occultamento o la distruzione di documenti contabili è stata aumentata da 1 anno e 6 mesi a 6 anni.

  7. Modifiche anche all'art. 10 bis (omesso versamento di ritenute dovute o certificate): oltre alle ritenute certificate, l'ambito applicativo della norma di estende alle ritenute dovute sulla base della dichiarazione; pertanto, ora la prova della ritenuta può essere desunta anche solo dalla dichiarazione. Se da un lato è estesa la rilevanza penale delle condotte dall'altro il legislatore ha aumentato la soglia di rilievo penale della condotta passando da 50.000€ a 150.000€ per ciascun periodo di imposta.

  8. Viene modificato anche l'art. 10ter relativo all'omesso versamento dell'Iva aumentando la soglia di rilevanza penale a 250.000€ per ciascun periodo d'imposta al di sotto della quale operano solo le sanzioni amministrativa.

  9. Art. 10 quater che punisce l'indebita compensazione viene modificato diversificandio il trattamento punitivo a seconda che la compensazione indebita concerna crediti non spettanti (pena da 6 mesi a 2 anni) o inesistenti (pena da 1 anno e 6 mesi a 6 anni).

  10. Viene introdotto l'art. 12bis avente ad oggetto un'ipotesi di confisca obbligatoria del profitto e prezzo in caso di condanna (o applicazione pena su richiesta delle parti, in gergo comune "patteggiamento") per uno reati tributari previsti dal d.lgs. n. 74/2000, salvo che i beni appartengano a persona estranea al reato ovvero, quando non è possibile, è disposta la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto (c.d. confisca per equivalente).Tuttavia, al comma 2°, l'art. 12 bis precisa che "la confisca non opera per la parte che il contribuente s'impegna a versare all'erario anche in presenza di sequestro. Nel caso di mancato versamento la confisca è sempre disposta".

  11. L'art. 13 introduce delle cause di non punibilità che seguono all'estinzione del debito tributario prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado (per i reati di cui agli artt. 10 bis, 10ter, 10quater); mentre, per i reati di cui agli artt. 4 e 5, se il ravvedimento operoso o la presentazione della dichiarazione omessa intervengano prima che l'autore del reato abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell'inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali. Se, invece, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il debito tributario è in fase di estinzione mediante rateizzazione già concordata con l'Erario è concesso all'imputato un termine di tre mesi (prorogabile, se necessario, di altri tre mesi) per il pagamento del debito residuo.

  12. Viene inserito ex novo l'art. 13bis che introduce un'attenuante speciale ad effetto speciale disponendo che "l'integrale pagamento degli importi dovuti, fuori dei casi di non punibilità di cui sopra, rileva ai fini della concessione di una diminuzione di pena fino alla metà" (comma 1). Di rilevante importanza è il comma 2, dell'art. 13, che prevede che il riconoscimento di tale circostanza attenuante sia presupposto necessario per l'applicazione della pena su richiesta delle parti ex art. 444 c.p.p. (comma 2); pertanto, non è possibile accedere al rito alternativo del c.d. patteggiamento se non si è provveduto prima della richiesta al pagamento integrale del dovuto. Infine, è previsto che se il reato è commesso dal correo nell'esercizio di attività di intermediazione fiscale, mediante modelli seriali di evasione fiscale, vi sia un aumento di pena nella misura fissa della metà.

Avv. Elisa Sottosanti

Per consulare il testo integrale del decreto legislativo n. 158/2015

Diritto Penale: sequestro preventivo e confisca nei reati edilizi-urbanistici.

Si segnala la recente pronuncia della sezione III della Corte di Cassazione Penale n. 32714 del 16.04.2015 (depositata il 27.07.2015) in materia di sequestro preventivo e confisca nei procedimenti aventi oggetto l'accertamento di reati edilizi.

La Suprema Corte si è pronunciata nell'ambito di un procedimento penale relativo a vari reati urbanistici ed edilizi in cui il Tribunale del riesame aveva rigettato la richiesta di immedtata restituzione di beni immobili oggetto di sequestro preventivo, sebbene fosse stata pronunciata sentenza di condanna non definitiva con cui era stata ordinata la demolizione delle opere e la riduzione in pristino dello stato dei luoghi, ma non la confisca dei beni oggetto di sequestro.

La Corte di Cassazione, pronunciatasi a seguito di ricorso avverso l'ordinanza di rigetto, ha, invece, affermato il seguente principio di diritto secondo cui il sequestro preventivo perde di efficacia a seguito della sentenza di condanna non defintiva, che nulla dispone sulla confisca e, quindi, i beni oggetto di sequestro preventivo devono essere restituiti all'avente diritto.

Cass.pen., III 27.07.15, n. 32714

contra (ma trattasi di pronuncia isolata) Cass. Pen., III 14.12.2007, n. 6462.

Diritto Penale:Legge delega n. 23/2014: Revisione del sistema sanzionatorio in materia penale tributaria (cenni)

In attuazione della legge delega n. 23/2014 (Delega in materia fiscale) il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 26.06.2015, ha approvato n. 5 schemi di decreti legislativi attuativi della predetta delega.

In particolare, lo schema di decreto n. 3, riguarda la materia penaltributaria e, in attuazione dell'art. 8 della succitata legge delega che indica i princpi e criteri direttivi per la revisione del sistema sanzionatorio in materia penale tributaria, introducendo importanti novità in relazione all'impianto sanzionatorio del d.lgs. n. 74/2000.

Di seguito, verranno illustrate in sintesi le principali novità, rinviando per un esame compiuto alla relazione ilustrativa allo schema di decreto, reperibile sul sito web del Governo.

Le principali modifiche normative, ispirate ad una logica di riduzione dell'area del penalmente rilevante, incidono a grandi linee sul sistema sanzionatorio penale ed amministrativo.

Partendo dalle modifiche al sistema sanzionatorio penale.

1.Sistema sanzionatorio penale dei reati tributari (d.lgs. 74/2000)

Il sistema sanzionatorio, in ossequio ai criteri e principi della legge sanciti all'art. 8 della legge delega n. 23/2014, è stato profondamente rivisto al fine di attuare i principi di effettività, proporzionalità e certezza della risposta sanzionatoria di condotte illecite penali e amministrative.

Tra gli obiettivi perseguiti vi è quello di delineare meglio i rapporti tra sanzione penale e sanzione amministrativa e soprattutto di ridurre l'area del penalmente rilevante, tenendo conto dei comportamenti che, seppure illeciti, sono comunque privi di elementi fraudolenti.

I comportamenti ritenuti meno gravi, pertanto, saranno puniti solo con sanzione amministrativa, graduando così le sanzioni in relazione al disvalore giuridico del fatto concreto ed evitando il sovrapporsi di un procedimento penale, che sovente si risolve in un'inefficacia a quello amministrativo.

La riforma mira ad evitare che per uno stesso fatto ci si trovi a dover affrontare un procedimento amministrativo ed uno penale nei casi in cui la condotta dimostra minor disvalore sociale e ciò accade in tutti i casi in cui non si è di fronte a condotte fraudolente, ad esempio, nel caso di omesso versamento dell'I.v.a., laddove non raggiunga la soglia dei 250.000€ in un anno di imposta non si avrà procedimento penale ma solo sanzione amministrativa.Tra le misure introdotte per attuare gli obiettivi sopra descritti, vi è l'introduzione soglie di punibilità quantitative al di sotto delle quali il fatto ha solo rilievo amministrativo.

La sanzione sarà solo amministrativa ad esempio per l'omesso versamento di ritenute certificate previsto e punito dall'art. 10bis: la soglia di rilevanza penale viene infatti innalzata ad 150.000€ per ogni periodo di imposta, e per l' omesso versamento dell'imposta sul valore aggiunto (p.e p. dall'art. 10ter) innalzata a 250.000€, per ogni periodo di imposta.

Da un lato, la riduzione delle fattispecie di rilievo penale è persuguita attraverso l'introduzione di nuove ipotesi di non punibilità mediante la previsione di soglie di non punibilità più alte, dall'altro mediante la previsione non punibilità in sede penale per l'estinzione del debito fiscale prima della dichiarazione di apertura del dibattimento (vedasi nuovo art. 13 d.lgs. 74/2000).

Se da un lato la riforma prevede un trattamento maggiormente indulgente per i fatti di minor disvalore sociale, dall'altro sono, invece, rese più severe le sanzioni penali in caso di comportamenti fraudolenti, artificiosi e simulatori ritenuti maggiormente insidiosi e sfeggenti ai controlli dell'amministrazione finanziaria dei quali vengono dilatati i confini di applicazione e aggravate le pene.

Tra questi, le fattispecie previste e punite agli articoli 2, 3, 8, 11, 10quater d.lgs. 74/2000 e art. 11 legge 241/2011, connotate da una fraudolenza in senso oggettivo per i quali vengono ampliati i confini applicativi.

Ad esempio, l'art. 2 che punisce la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti diventa ora un reato comune (e non più, come è oggi, reato proprio dei soli contribuenti obbligati alla tenuta delle scritture contabili obbligatorie) il che significa che è soggetto attivo del reato chiunque presenti dichiarazione dei redditi e dichiarazione Iva in maniera fraudolenta (ad esempio producendo docuementi falsi come prove all'amministrazione finanziaria o simulando delle operazioni inesistenti).

Viene inoltre introdotta una circostanza aggravante speciale ad effetto speciale in caso di contributo alla commissione del reato da chi operi nell'esercizio di un'attività di intermediazione fiscale per il quale è previsto un aumento di pena fino alla metà.

Un ulteriore elemento di novità è rappresentato dall'introduzione, nel corpo normativo del decreto n. 74/2000, di un articolo dedicato alla confisca obbligatoria del prezzo o del profitto nel caso di sentenza di condanna o d applicazione pena su richiesta delle parti (art. 444 c.p.p.) per i delitti tributari: l'art. 12bis che sostituisce l'attuale rinvio all'art. 322ter c.p..

Inoltre, viene espressamente previsto che la confisca non operi per la parte di profitto o prezzo che può essere restuituita all'Erario (art. 12bis, co 2).

Altra novità di rilevante impatto pratico: il nuovo articolo 13 d.lgs. 74/2000, per come modificato dall'art. 11 del decreto, introduce una causa di non punibilità allorquando i debiti tributari vengano pagati integralmente (ossia con sanzioni ed interessi) prima della dichiarazione di apertura del dibattimento del processo penale di primo grado.

Al primo comma dell'art. 13, è revista la non punibilità dei reati di cui agli articoli 10bis, 10ter e 10quater (limitatamente alle ipotesi del 1 comma) qualora i debiti siano stati pagati priam della dichiarazione di apertura del dibattimento.

La ragione di questa previsione sta nella possibilità data al contribuente di eliminare la rilevanza penale della propria condotta adempiendo, pur non spontaneamente, al pagamento del proprio debito con l'Erario, e in tal caso, ricorreranno solo le sanzioni amministrative.

Al comma 2, l'art. 13 prevede la non punibilità come conseguenza di comportamenti spontanei del contribuente: per la dichiarazione infedele e per la omessa dichiarazione, infatti, se i debiti tributari comprensivi di sanzioni ed interessi siano pagati per effetto del ravvedimento operoso ovvero la dichiarazione venga presentata entro la scadenza della presentazione della dichiarazione successiva.

Al successivo art. 13bis, introdotto ex novo, viene disciplinato infine il caso in cui il contribuente, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento del processo penale di primo grado, stia provvedendo a pagare il proprio debito tributario mediante rateazione concordata con l'Erario; in tali ipotesi, anche ai fini di beneficiare di circostanze attenuanti, è data possibilità al contribuente di pagare il debito entro tre mesi, prorogabili dal giudice penale di altri 3 mesi, e in caso di estinzione dell'intero debito tributario beneficerò del dimezzamento sanzione, senza incorrere nell'applicazione di sanzioni accessorie alla pena principale (art. 13Bis).

Resta, invece, ferma al comma 2, dell'art. 13, la limitazione all'applicazione della pena su richiesta delle parti (c.d. patteggiamento) alle sole ipotesi in cui si sia provveduto all'integrale pagamento del debito tributario o allorquando il contribuente abbia pagato per effetto del ravvedimento operoso, fatte salve le ipotesi del comma 2 dell'art. 13 (ipotesi della dichiarazione infedele e dell'omessa dichiarazione).

 

2.Revisione del sistema sanzionatorio amministrativo (brevi cenni).

Quanto alle sanzioni amministrative, il decreto dà attuazione al principio di proporzionalità delle risposta sanzionatoria di fronte a condotte illecite che riguardano le imposte dirette, l’iva e la riscossione dei tributi.

L’obiettivo è quello di graduare le sanzioni, anche riducendole per gli illeciti di più lieve disvalore.

Ad esempio, in caso di omessa dichiarazione, la sanzione è proporzionale al ritardo nell’adempimento.

Se la dichiarazione viene poi presentata entro il termine per la dichiarazione dei redditi successiva, la sanzione base è ridotta della metà. Nei casi di condotte fraudolente, invece, la sanzione viene aumentata del 50%. E’ prevista inoltre una riduzione di un terzo della sanzione base nel caso in cui la maggiore imposta accertata o il minore credito accertato siano complessivamente inferiori al 3% rispetto all’imposta o al credito dichiarato.

 

Un'ultima considerazione degna di nota riguarda la entrata in vigore del decreto e la sua vigenza temporale.L'art. 31 dello schema del decreto approvato il 26.06.15, prevede che le disposizioni del decreto si applichino dal 1°gennaio 2016 e fino al 31.12.2017.

Con tale inconsueta disposizione viene data una circoscritta efficacia temporale al decreto, il che ne limita la portata riformatrice e pone evidenti questioni di diritto intertemporale per i fatti commessi sino ad oggi che verranno giudicati nel biennio di vigenza del decreto.

Resta da vedere quali saranno le determinazioni del legislatore delegato nella versione definitiva del decreto.

 

 

Per un approfondimento del tema.

http://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/dettaglio.asp?d=78876#correla

http://www.penalecontemporaneo.it/novita_legislative_e_giurisprudenziali/1-/4079-osservazioni__di_prima_lettura__allo_schema_di_decreto_legislativo_in_materia_penaltributaria/

 

Diritto Civile: La Cassazione dichiara l'illegittimità della capitalizzazione annuale degli interessi

La prima sezione civile della Corte di Cassazione, con sentenza n.9127/2015, depositata lo scorso 6 maggio, ha dichiarato illegittima tout court la pratica della capitalizzazione degli interessi da parte degli istituti di credito (mentre precedentemente era stata censurata, in particolare, la pratica della capitalizzazione trimestrale), "non rilevando, in ogni caso, l'arco temporale in relazione al quale viene effettuata la capitalizzazione". 

Cass. Civ. Sez I, Sent. n.9127/2015

Diritto Civile: La liquidazione del danno morale prescinde da quella del danno biologico

La Suprema Corte, Terza Sezione, con sentenza dd. 20.01.2015 n.811, ribadisce il principio per cui la quantificazione del danno morale "vada operata caso per caso e senza che il danno biologico possa esserne un riferimento assoluto", sottintendendo la diversità ontologica tra i due diversi tipi di danno, dei quali l'uno è riferibile alla lesione della dignità umana (art. 2-3 Cost.), l'altro alla lesione del diritto alla salute (art.32 Cost.).

Il caso all'esame della Cassazione risulta di particolare interesse soprattuto considerando che rientra "tra quelli nei quali il danno morale è particolarmente significativo anche in presenza di un danno biologico lieve o da liquidarsi in misura lieve".

Cass. civ. Sez III - sent 20.01.2015 n.811

Diritto Penale: assoluta ed insanabile la nullità derivante dall’omesso avviso al difensore di fiducia tempestivamente nominato

Le Sezioni Unite penali, u.p. 26.03.2015, pres. Santacroce, rel. Cassano, ric. Maritan, si pronunciano sulla questione della nullità derivante dall'omesso avviso dell'udienza al difensore di fiducia tempestivamente nominato, concludendo per la sua natura assoluta ed insanabile.

La questione rimessa:«Se l'omesso avviso dell'udienza al difensore di fiducia tempestivamente nominato dall'imputato o dal condannato integri una nullità assoluta o, invece, una nullità generale a regime intermedio, che può essere sanata ai sensi dell'art. 182, commi 2 e 3, cod. proc. pen., per effetto dell'acquiescenza del difensore di ufficio e della decadenza della parte dal diritto di far valere l'invalidità».

Diritto Penale: Le Sezioni Unite sulla competenza territoriale per l’accesso abusivo a sistemi informatici

Si segnala recentissima pronuncia delle Sezioni Unite penali (c.c. 26.03.2015, pres. Santacroce, rel. Squassoni) della Corte di Cassazione che ha composto il contrasto insorto tra le diverse sezioni sul locus commissi delicti dell'accesso abusivo a sistema informatico previsto dall'art. 615ter c.p. Con la citata pronuncia, la Corte lo individua nel luogo in cui si trova il soggetto che effettua l'introduzione abusiva.

Le Sezioni unite sulla competenza territoriale per l’accesso abusivo a sistemi informatici. La questione rimessa alla Corte era: «Se, ai fini della determinazione della competenza per territorio, il luogo di consumazione del delitto di accesso abusivo ad un sistema informatico sia quello in cui si trova il soggetto che si introduce abusivamente nel sistema o, invece, quello nel quale è collocato il "server" che elabora e controlla le credenziali di autenticazione fornite dall'agente».

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